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Mente nella mente

La mostra realizzata alla Galleria Engel insieme

al mio compagno, il fotografo Giuseppe Arduca.

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Mi sono posto la domanda, da sociologo dell’arte, se l’arte pittorica e materica di Paola Bonacini abbia incontrato quella fotografica di Arduca prima del loro incontro personale, oppure viceversa. L’originalità delle loro produzioni artistiche combinate, come dimostrato dalla bella mostra di Viareggio dell’estate 2023, documentata nel catalogo “La mente nella mente”, illustra un curioso dispositivo estetico di consonanze profonde: se non è la linea è la forma, se non è la forma è il colore, se non è il colore è la linea, ma fotografia e pittura dei due avvengono come in un vortice di vera esperienza speculare. È la dimostrazione della terza A della mia estetica sociologica dei sentimenti, e quindi di Amore, Amicizia e Arte: quando l’arte è societaria (due è una società), come nel caso di Bonacini-Arduca, dev’esserci o Amicizia o Amore. L’Amore cerca le sue vie e, quando la qualità artistica vi trova spazio, si sviluppa un vortice di energia, qualità e virtù che travolge tutto intorno.

L’incontro tra Arduca e Bonacini avviene anche grazie ai soggetti; da una parte (Bonacini), riprende, aggiungendo suggestioni simboliche, paesaggio e still life, dall’altra (Arduca) li ritrova familiari all’occhio fotografico, ed effettua uno spostamento sull’asse semantico dell’accoppiamento, spingendo il dittico verso l’astratto, senza sovrapposizioni e con un forte slancio filosofico. Non così avviene per la fruizione separata: la più grande originalità estetica del lavoro dei due sta nella fusione, in un criterio d’arte societaria. Ciò è rappresentativo di una nuova forma di arte che potremmo chiamare relazionale o partecipativa, che non è mai esistita e che rappresenta una clamorosa evoluzione dell’arte contemporanea soprattutto occidentale, che è sempre stata di schietto spirito individuale. Credo di poter affermare che la energia che muove l’arte relazionale è sentimento coesivo e non individualistico, cioè d’Amicizia o d’Amore, e che nel caso di Bonacini-Arduca è certamente il secondo... Così in Paola Bonacini, il segno (significantesignificato) è riconoscibile, espresso con qualità di disegno e di colore, in perfetta tradizione italiana. Arduca la segue ma vola via, come la fotografia leggera fa rispetto alla tela, la tavolozza, i colori… Un continuo rincorrersi tra tecniche di raffigurazione, l’una, la pittura, a sfuggire dall’oggetto con fantasia e pacatezza di gran stile, e l’altra, la fotografia, a ricollegarsi a esso con colori, forme e soggetti. Non vi è dubbio che si tratta anche di uno spontaneissimo volo d’amore... Paola Bonacini, pittrice soprattutto, e Giuseppe Pino Arduca, fotografo, si cercano, si trovano, nella vita come nell’arte: ed ecco questa bella coppia (sì, perché insieme Arduca e Bonacini fanno una persona, un’altra persona “societaria”) esprimersi con l’accostamento di sensibilità fatta di opere fotografiche e pittoriche, in un esempio di arte relazionale.

 

Sergio Bevilacqua, Sociologo dell’Arte

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